
Introdotta dalla direttiva europea 2022/2464 e recepita in Italia a gennaio 2023, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) mira a migliorare la qualità e la trasparenza delle informazioni sulle pratiche di sostenibilità delle aziende.
In questo articolo, con la guida di un'esperta della materia esploreremo i dettagli della direttiva, il suo impatto sulle aziende e come prepararsi per l'adozione di questi nuovi standard.
La CSRD sostituisce la precedente Non Financial Reporting Directive (NFRD) e amplia significativamente il campo di applicazione. L'obiettivo principale è rispondere alla crescente domanda di informazioni affidabili da parte di investitori, consumatori e altre parti interessate. La direttiva incoraggia una maggiore responsabilità aziendale, con particolare attenzione alla trasparenza nelle catene di fornitura e nei vari settori industriali, facilitando così la transizione verso pratiche commerciali più sostenibili in Europa. Inoltre, la CSRD si inserisce nell'ambito del Green Deal europeo, il quale mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Il raggio di applicazione della CSRD è molto più ampio rispetto a quello della NFRD. Le principali categorie di aziende soggette a rendicontazione sono:
- A partire dal 2025: aziende già soggette alla NFRD, come banche e grandi imprese con più di 500 dipendenti.
- A partire dal 2026: grandi imprese non quotate con più di 250 dipendenti e determinati requisiti finanziari.
- A partire dal 2027: piccole e medie imprese quotate e istituti di credito non complessi.
- A partire dal 2029: imprese con capogruppo extra-UE con ricavi superiori a 150 milioni di euro.
Gli ESRS, sviluppati dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) e adottati nel luglio 2023, stabiliscono linee guida uniformiper la rendicontazione delle prestazioni di sostenibilità. Si compongono di 12 standard sotto due categorie principali:
- Standard trasversali: applicabili a tutte le questioni di sostenibilità, forniscono indicazioni generali sui requisiti di divulgazione.
- Standard tematici: riguardano specifici ambiti come cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche e biodiversità, oltre a questioni sociali e di governance.
La CSRD promette diversi vantaggi, tra cui una maggiore standardizzazione delle informazioni sulla sostenibilità e un aumento della trasparenza. Gli investitori e altri attori economici sono in grado di prendere decisioni più informate, basate su dati comparabili e affidabili. Le aziende possono anche gestire meglio i rischi legati a pratiche non sostenibili, migliorando la loro resilienza e competitività.
Per affrontare l'adozione della CSRD, leaziende devono prima comprendere i requisiti normativi. Sarà fondamentale esaminare leattuali pratiche di reportinge sostenibilità per identificare eventuali lacune. Questo richiede la creazione di funzioni specializzate e la raccolta di dati pertinenti. In seguito, è cruciale integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali, garantendo che essa diventi parte integrante della pianificazione strategica. Infine, rimanere aggiornati sulle evoluzioni normative e le migliori pratiche sarà essenziale per mantenere la competitività in un contesto economico sempre più attento alla sostenibilità.
La Corporate Sustainability Reporting Directive offre l'opportunità di promuovere maggiore responsabilità e trasparenza nel mondo aziendale, guidando le aziende verso modelli di business più sostenibili e responsabili. L’adozione di tali pratiche non solo incrementerà la fiducia tra gli stakeholders, ma contribuirà anche a un'economia più equa e sostenibile.
Autore: Francesca Muià, Manager KPMG Advisory S.p.A. e docente 24ORE Business School