
Scopri come gestire il rapporto con i media, cosa fa un ufficio stampa di una società sportiva e quali competenze bisogna avere per lavorare in questo settore.
Immaginate un ponte sopra il fiume dell’informazione, dentro il quale passa tutto ciò che fa cronaca: lo sport è competizione, emozioni, risultati. Acqua, popolare, sottoposta sempre al giudizio dei media e della gente. Il fiume, quindi, è quasi sempre in piena: le campate che sorreggono il ponte devono avere fondazioni solide. Nella prima cementiamo l’organizzazione della comunicazione all’interno dell’azienda, dalla circolazione delle informazioni alla produzione di contenuti. Nella seconda i rapporti con i media esterni, la cartina geografica dei rapporti.
Prima: essere consapevoli di svolgere un ruolo di servizio - per l’azienda - e non di opinione, quindi saper stare dietro una telecamera e non davanti e controllare le proprie passioni per avere sempre una soluzione da offrire.
Seconda: conoscere anche meglio dei media stessi la materia che stiamo trattando, essere sempre aggiornati, provare a condurre il gioco e non subire il contropiede, avere principi, ma saperli adottare a schemi che possono cambiare in corsa.
Terza: stabilire le priorità, ovvero capire quali sono i media principali che ci raccontano e quindi studiarli (per luogo, importanza, peso specifico), conoscere i loro rappresentanti nei dettagli, dal carattere ai gusti.
Di getto mi viene da rispondere non essere tifosi di quello sport, di quell’atleta, di quella squadra, ma è una verosimiglianza, non una verità assoluta. In realtà per me contano le basi (non accontentarsi mai di conoscere la materia, avere padronanza delle lingue, essere curiosi) e una
personalità adattabile alle varie situazioni che il lavoro propone, perché, nell’arco della stessa giornata, può capitare di dover indossare facce diverse.
Paolo Viganò, Direttore Comunicazione UC Sampdoria, è docente di 24ORE Business School al master Full Time Sport Business Management.