15 febbraio 2024

I successi di 24ORE Business School: dal master alla direzione finanziaria con Christian Guerra

Scopri la storia professionale di un ex studente della nostra scuola. Ecco come il master ha influito sul suo iter professionale.

Christian Guerra, classe 1976, di Vicenza, ci racconta il suo articolato percorso nel campo della dirigenza finanziaria di PMI e multinazionali, dopo la formazione in 24ORE Business School.

Christian, di cosa ti occupi oggi e qual è il tuo percorso professionale?

Oggi sono il Group Cfo del Gruppo GM Leather, azienda leader nel settore della produzione e commercializzazione delle pelli per il settore del luxury e lifestyle. Siamo un Gruppo quotato all’EGM (acronimo di Euronext Growth Milan, il mercato dedicato alle PMI dinamiche e competitive) e mi sto occupando di essere il business partner dell’imprenditore per la gestione, sviluppo e realizzazione della strategia.

Nel corso di questi anni ho affrontato diverse tematiche, legate a diversi settori merceologici o a diversi business model, passando da logiche di azienda famigliare a quelle tipiche delle grandi multinazionali, osservando anche come nel corso del tempo il mio ruolo, da puro finance – man o uomo dei numeri, sia diventato l’uomo dei processi, una sorta di co-pilota dell’imprenditore con la possibilità e il dovere di intervenire in tutte le funzioni aziendali.

In passato sono stato Group Cfo di Legor, multinazionale leader nel settore della scienza dei metalli preziosi dove ho contribuito all’organizzazione della funzione finanziaria e strategica del Gruppo, attraverso la realizzazione di business plan e l’attuazione di progetti strategici.

Le esperienze passate sono state rilevanti presso il Gruppo Pettenon, leader nel settore del beauty and haircare, con importanti mansioni non solo lato finance ma anche come supporto all’operatività delle diverse funzioni aziendali. Inoltre la mia partecipazione come Consigliere Delegato al Cda mi ha permesso di contribuire nella realizzazione di importanti operazioni di M&A nonché alla digitalizzazione dei processi aziendali avendo avuto anche il ruolo di CIO.

L’esperienza nel settore metalmeccanico, come Cfo di Keter, Gruppo di proprietà del fondo di private equity Bc partners è stata caratterizzata da una fase molto delicata di organizzazione di un nuovo gruppo, che nasceva da una serie di acquisizioni di aziende appartenenti a paesi diversi, con business diversi e strutture diverse; l’impegno è stato totale al fine di dare un’identità unica in termini di processi, mantenendo l’unicità di ogni realtà cercando di massimizzare il valore dovuto alle nuove sinergie aziendali.

Il progetto affrontato nel Gruppo Came è stato meraviglioso; il CEO Andrea Menuzzo ha preso un grande foglio bianco e mi disse : “aiutami a creare un gruppo vincente”. Siamo partiti da 10 aziende, per 160 milioni di fatturato, con un bilancio civilistico annuale, per arrivare a un gruppo che all’epoca cubava più di 250 milioni, attraverso operazioni di M&A internazionali, riorganizzazioni, digitalizzazione, creazione di sinergie, ampliamento di prodotto, per arrivare ad avere dati finanziari consolidati in 5 giorni, con il massimo dettaglio. In mezzo abbiamo fatto anche il percorso Elite, creato da Borsa Italiana, ottenendo anche la certificazione sul Sistema di Controllo di Gestione.
Ho avuto il piacere di lavorare anche nel settore del food, come Group Cfo e Cio di Morato, gruppo appartenente al Fondo di Private Equity Aliante & Partners. L’attività finance qui si è allargata a svolgere un ruolo di supporto per la proprietà e il Fondo Aliante nella gestione complessiva del gruppo, cercando di riordinare i numeri ed i processi e di contribuire all’importante sviluppo industriale e finanziario di Morato.

Sono passati tanti anni da quando ho iniziato la mia carriera, partendo dal settore del luxury e del fashion, lavorando inizialmente in Diesel come Controller; ho avuto la fortuna di poter realizzare importanti progetti di controllo di gestione che ancora oggi sono alla base per importanti decisioni di scelta strategica.

Bottega Veneta mi ha dato in seguito la possibilità di ampliare le mie conoscenze non solo sul controllo di gestione ma anche negli aspetti finanziari, di transfer pricing, fiscalità internazionale e gestione di bilancio consolidato; mi ricordo che il progetto era di consolidare e far parlare tra loro con uno stesso linguaggio ben 450 negozi sparsi in tutto il globo, appartenenti a filiali diverse, con culture e impostazioni e regole molto lontane le une dalle altre, sicuramente una palestra molto sfidante anche perché i tempi erano strettissimi per fornire i dati a Kering; inoltre, lavorando con Gucci sono riuscito a trasferire in Bottega Veneta anche le best practise in modo da uniformare le logiche operative e gestionali del Gruppo Kering.

Dal punto di vista formativo ci tengo a sottolineare come la certificazione Green Belt Six Sigma ha contribuito e contribuisce a darmi una visione dell’azienda a 360 gradi.

Raccontaci come il Master in Controllo di Gestione conseguito alla 24ORE Business School ha contribuito alla tua formazione?

L’esperienza del Master è stata una base fondamentale nella mia formazione e crescita, perché ha contribuito a spostare la mia attenzione alla gestione dell’azienda intesa come un’insieme di progetti intersecati tra di loro. Progetti che si sviluppano dall’ottica strategica a quella realizzativa, coinvolgendo il controllo di gestione, la pianificazione industriale e finanziaria e globalmente tutte le aree aziendali, attribuendo obiettivi, responsabilità, capacità di gestione, competenze, valorizzazione delle risorse e misurazione dei risultati.

Qual è stata la forza del Master?

Sicuramente il corpo docente altamente professionale e competente che mi ha trasmesso anche esperienze tangibili e concrete non soffermandosi solo sulla teoria ma trasferendo in aula casi aziendali e consentendo il più ampio dibattito.

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Perché e a chi consiglieresti questo percorso?

Lo consiglierei a tutti, indipendentemente dalla funzione aziendale. Questo per il semplice fatto che l’area di pianificazione e controllo attraverso i progetti è un’impostazione aziendale che ha l’obiettivo di unire tutte le aree aziendali e definire criteri di misurazione oggettivi; l’aspetto più importante è che grazie ai progetti le funzioni lavorano insieme per realizzare la strategia e ogni manager dovrebbe avere le capacità e le competenze per poter gestire progetti.

Cos’è per te il successo? Di quali ingredienti si compone dal tuo punto vista (es. pazienza, coraggio, fortuna, perseveranza)?

Il successo per me è la capacità di favorire e realizzare il cambiamento, all’interno non solo delle organizzazioni ma anche nelle persone e nel loro approccio all’azienda. Questo non è facile, richiede caparbietà, pazienza, capacità di ascolto e supporto perché alla base di tutto rimane la capacità nel saper gestire le persone, i rapporti e far convergere il più possibile il benessere delle persone con il bene per l’azienda.

Ritieni di aver raggiunto il successo?

Non appieno. Sicuramente se mi guardo indietro ho ottenuto traguardi molto importanti per la mia crescita e per le aziende dove ho lavorato e nel contempo sono contento per aver contribuito alla crescita anche dei miei colleghi. Tuttavia sono una persona sempre molto curiosa e vivace che vede la strada percorsa ma si concentra di più su quella che bisogna fare, e ce n’è ancora tanta.

Ci sono degli errori grazie ai quali sei diventato il professionista di oggi?

Sì, ne ho fatti tanti, ma mi son serviti tutti e me li tengo stretti. L’errore aiuta a migliorarsi l’importante è che sia fatto in buona fede. Sicuramente il reagire di pancia porta a prendere decisioni di impeto che non sempre sono quelle giuste; grazie all’esperienza, ai colleghi e all’ambiente aziendale si riesce poi a maturare e a gestire la pancia per lasciare spazio alle decisioni razionali e costruttive. Ho imparato come lezione che non servono solo le competenze e le conoscenze tecniche ma risulta fondamentale saper gestire le persone, avere una grande capacità di ascolto e di empatia. Questo si acquisisce un po’ per carattere e tanto con l’esperienza.

Nel tuo percorso professionale e umano c’è o c’è stata una persona o un personaggio fonte d’ispirazione? Insomma, chi è il tuo modello di successo?

Ho avuto la fortuna di lavorare con tantissimi professionisti, ognuno con un proprio carattere, una propria visione dell’azienda, delle persone e delle relazioni. Ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa e ho sempre cercato di assorbire gli aspetti positivi di ognuno senza dimenticare però anche quelli negativi, perché sono soprattutto questi che ti aiutano a cambiare.

Una persona in particolare, il Dottor Giuseppe Iorfida, mi ha da sempre ispirato per il modo di gestire le persone ed i problemi che riusciva con estrema facilità e raziocino a trasformare in opportunità e momenti di crescita personale e collettiva. Un professionista e un uomo d’altri tempi che ha contribuito al successo di Barilla e di Mulino Bianco, in grado di contaminare con la propria cultura chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui.

Condividi con noi il tuo sogno lavorativo?

Il mio sogno lavorativo è quello di far crescere le aziende dal punto di vista dimensionale, culturale e organizzativo; non solo come aumento della redditività ma anche come sviluppo delle persone. Questo è il miglior arricchimento. Il successo in fondo è quando, a distanza di anni, i tuoi colleghi e le persone che hai coordinato si ricordano di te, ti chiamano per un consiglio o ti mandano gli auguri; questo è il sogno che voglio continuare a vivere.


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Autore: Maria Teresa Melodia, Head of Social & Digital Content e giornalista professionista



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