16 marzo 2026
Sanità: esperti, “fino al 50% dei danni ai pazienti è evitabile”. Nasce il Simulation Center Manager
Fino al 50% dei danni ai pazienti è evitabile e una delle leve principali per ridurre il
...Sviluppare l'intelligenza emotiva è ormai una chiave indispensabile per gli HR Manager che desiderino eccellere nel loro ruolo e guidare le persone verso il successo organizzativo.
L'integrazione delle competenze emotive nella gestione delle risorse umane permette di creare un ambiente di lavoro empatico, motivante e capace di promuovere il benessere dei dipendenti, favorendo così la produttività e il successo complessivo dell'organizzazione.
Un approfondimento di Luciana Zanon, HR Senior Consultant e docente di 24ORE Business School.
“Non bisogna decidere di pancia” quante volte abbiamo sentito questa frase, ma sarà proprio vero? Ti è mai capitato di sentirti bloccato in una decisione importante nonostante l’analisi di costi/benefici indichi chiaramente la direzione?
Ad esempio, una proposta di lavoro allettante, l’acquisto vantaggioso di una casa o qualsiasi altra decisione difficile dove tuttavia c’è “qualcosa che non ti convince”. O ancora, prendere una decisione che sai essere sbagliata, come ritirare i tuoi investimenti quando la borsa sta perdendo, e tuttavia “qualcosa ti obbliga” ad andare verso quella direzione.
La teoria economica ha alimentato a lungo il mito della razionalità perfetta dove il criterio guida nella decisione è l’ottimizzazione dell’utilità. E questo ha diffuso nel sentire comune la convinzione che l’emozione sia un’interferenza o una distorsione del processo decisionale corretto. Eppure le scoperte delle neuroscienze hanno dimostrato che l’Homo oeconomicus è un’illusione.
Antonio Damasio, autore di “L’errore di Cartesio”, chiamò “quel qualcosa che non convince” marcatore somatico: una sensazione spiacevole, a volte viscerale - ad esempio un nodo allo stomaco - che fa parte del nostro processo decisionale in barba a tutti i ragionamenti.
La scoperta del marcatore somatico, un coacervo di sensazioni ed emozioni, rese evidente come nella presa di decisione vi sia sempre l'associazione tra processi cognitivi e processi emotivi.
A testimonianza di ciò, Damasio racconta la storia di un suo paziente, Elliot che a seguito di una malattia che gli aveva inibito il sistema percettivo, era diventato freddo e privo di emozioni. “Sapere ma non sentire: così potremmo riassumere l’infelice condizione di Elliot”, queste le parole di Damasio. Ebbene proprio l’assenza di emozioni rendeva il suo paziente completamente incapace di prendere qualsiasi decisione, anche le più banali: dove parcheggiare la macchina, l’orario del prossimo appuntamento, cosa mangiare la sera, erano per lui dei veri dilemmi.
Queste considerazioni, avvallate da recenti studi di neuroeconomia, suggeriscono alcuni spunti utili a conoscere e migliorare il nostro processo decisionale:
la capacità di decidere è legata alla integrazione fra le funzioni limbiche (emozioni) e quelle corticali (processi razionali);
il primo giudizio di fattibilità è formulato dalla parte limbica (marcatore somatico);
i processi razionali sistematizzano il permesso che il cervello limbico invia;
tanto più so riconoscere emozioni e marcatore somatico, tanto meno ne sarò succube;
per una buona decisione emozioni e logica diventano alleati;
Ecco dunque tante buone ragioni per diventare emotivamente consapevoli; un processo di crescita personale che richiede tempo, pazienza e pratica costante. Sviluppando l'intelligenza emotiva, possiamo diventare leader più empatici e influenti, capaci di ispirare e guidare gli altri verso il successo comune.
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