06 febbraio 2026
Social Media e AI: il corso che apre nuove opportunità di lavoro nella content creation digitale
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...Il mondo del lavoro cambia velocemente così come mutano gli atteggiamenti, le abitudini e gli approcci delle nuove generazioni. I Millennials - nati tra il 1981 e il 1996 - finiscono spesso sotto i riflettori per i loro comportamenti nuovi e inusuali come il ghosting, ovvero la sparizione improvvisa dalle comunicazioni durante un processo di selezione. Ne abbiamo parlato il 10 aprile nell’Open Day dei Master full time dedicato ai neolaureati con Andrea Crocilla, People & Culture Manager di Cimbali Group, nonché ex allievo della XXXIII edizione del Master Human Resources di 24ORE Business School.
Per comprendere le scelte dei Millennials è necessario guardare al contesto in cui sono cresciuti: sono una generazione che ha vissuto la precarietà del lavoro fin dalla giovane età, con l'avvento della crisi economica del 2008. Hanno assistito al declino del modello di lavoro fisso e sicuro dei loro genitori, si sono trovati a navigare in un mercato del lavoro flessibile e competitivo in una società priva di punti di riferimento.
Il ghosting, seppur deplorevole come comportamento, può dunque anche essere interpretato come una forma di autodifesa. I Millennials, abituati a comunicare online e a ricevere risposte immediate, potrebbero sentirsi frustrati dai lunghi tempi di attesa e dalla scarsa comunicazione delle aziende durante i colloqui di lavoro. Inoltre, la paura di ricevere un feedback negativo o di essere schedati online può spingerli a interrompere bruscamente le comunicazioni. Il fenomeno va studiato da diverse angolazioni. Occorre, tuttavia, da parte dei giovani, essere consapevoli rispetto all’effetto che il ghosting ha nei confronti dell’azienda e dei manager delle risorse umane.
Migliorare i processi di comunicazione tra candidati e aziende (e viceversa) è essenziale per costruire relazioni di fiducia e generare un clima collaborativo. E collaborazione è una parola-chiave per un altro tema che interessa i Millennials: il networking: un’attività preziosissima, su cui si dovrebbe giocare sempre d’anticipo perché la nostra dimensione phygital ci mette qualsiasi persona a portata di clic.
Investire sul networking conviene: prima di tutto perché amplia i contatti, permettendo di conoscere nuove persone in diversi settori e creando una rete che può tornare utile per la ricerca di lavoro, per ottenere informazioni e consigli o per future collaborazioni. Poi per sviluppare nuove competenze: attraverso il networking, infatti, i Millennials possono imparare da professionisti esperti e acquisire nuove competenze interpersonali come la comunicazione efficace e la capacità di costruire relazioni efficaci (due delle sotto-competenze dell’intelligenza emotiva). Grazie al networking, si amplia poi la possibilità di rimanere aggiornati sulle tendenze del mercato e infine, in ottica di personal branding, una costante e attiva attività di networking aumenta la visibilità professionale, aiutando a costruire una reputazione professionale e a farsi conoscere nel proprio settore.
Tra le attività di networking più efficaci c’è la partecipazione a seminari, conferenze, workshop e aperitivi di lavoro, l’iscrizione a gruppi online, un proficuo utilizzo dei social media, LinkedIn su tutti. Anche contattare direttamente i professionisti che si ammirano può essere un’ottima strategia, senza aver paura di una mancata risposta: là fuori ci sono tanti esperti disponibilissimi a fornire consigli o condividere strategie per sviluppare la carriera.
Ma attenzione: il networking richiede impegno e proattività e si caratterizza dall’offrire valore. Non è solo ricevere, ma anche (e forse soprattutto) dare: è importante offrire valore ai propri contatti, non soltanto chiedere o pretendere. E ci vuole pazienza, perché come tutte le strategie a medio e lungo termine non dà risultati immediati, ma nel tempo si potrà rivelare uno strumento straordinario.
Autore: Vito Verrastro, giornalista | orientatore | co-founder – Constructive Network
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