26 gennaio 2026
Storie di successo: dal master a head of marketing con Carlo Tommaso Bisaccioni
Carlo Tommaso Bisaccioni , toscano, classe 1994 ed ex studente di 24ORE Business School, è
...Carlo Tommaso Bisaccioni, toscano, classe 1994 ed ex studente di 24ORE Business School, è una di quelle persone che hanno fatto del movimento una scelta di vita. Lontano dalla sua terra natia da 14 anni, ha vissuto tra Bologna e Milano, dove si è formato in Marketing & Business Communication e ha completato il Master in Marketing & Communication, per poi spingersi oltre: otto regioni italiane e diverse esperienze all’estero, soprattutto nel Nord Europa. Per Carlo Tommaso il viaggio non è mai semplice vacanza, ma uno strumento di crescita, un modo per mettere in discussione stereotipi e arricchirsi attraverso l’incontro con l’altro. Un percorso umano e professionale che parla di curiosità, apertura e continua trasformazione.
Oggi sono Head of Marketing e Founder di Catobi, think-tank nativo digitale che ha sviluppato un nuovo processo di governance basato su fiducia, reciprocità e orizzontalità. Un modello sostenibile, rispettoso delle persone e della qualità del loro lavoro, inedito nel panorama giuslavoristico italiano. Da 10 anni mi occupo di Business Strategy, Growth e Marketing, lavorando con grandi clienti, PMI, startup e imprenditori che utilizzano l'innovazione digitale come leva strategica per la propria crescita.
Il mio percorso è iniziato in Lascaux, software house specializzata nello sviluppo di soluzioni IT personalizzate e nella guida di processi di trasformazione digitale, lavorando su progetti enterprise per SAP e UBI Banca. Poi sono entrato in Caffeina, agenzia di comunicazione digitale, come Growth Marketing Manager, dove ho guidato strategie full-funnel per brand come Peroni Nastro Azzurro, Coca-Cola, Asahi e altri corporate e challenger brand. Dal 2022 opero anche come Fractional CMO per aziende in fase di trasformazione. Condivido la mia esperienza attraverso Remarks, newsletter che raggiunge oltre 60.000 decision maker, insegno in università e in master, e sono speaker a eventi come We Make Future. Un percorso che ho voluto costruire sull'esecuzione operativa, e ancora prima sul concetto di condivisione.
Il Master in Marketing e Comunicazione di 24ORE Business School è stato uno dei punti di svolta del mio percorso, ma non per le ragioni che ci si aspetterebbe. Il vero valore non è stato solo nelle competenze tecniche o nel mindset manageriale, ma nel network. La rete di professionisti che ho incontrato durante quel percorso è diventata la risorsa più preziosa della mia carriera: colleghi con cui collaboro ancora oggi, mentor che mi hanno aperto porte, founder con cui ho costruito progetti. Quel master mi ha dato accesso a un ecosistema di persone che condividevano la mia stessa voglia di crescita e di innovare. Mi ha insegnato che l'innovazione non nasce dall'isolamento, ma dalla contaminazione di competenze, visioni e background diversi. Quella rete è stata il catalizzatore di tutto ciò che è venuto dopo: da Catobi ai progetti con realtà come Peroni Nastro Azzurro, dalle docenze universitarie alla newsletter Remarks. Il network costruito in 24ORE Business School non è stato un effetto collaterale del master, è stato il suo vero prodotto di valore.
La forza del master è stata duplice: il network professionale e la qualità del corpo docente. Il network ti dà accesso a un ecosistema di professionisti che diventa il tuo capitale relazionale per gli anni successivi. Ma ciò che ha reso quel network davvero prezioso è stata la qualità dei docenti: professionisti attivi, non accademici distanti dalla realtà aziendale. Manager, founder, strategist che portavano in aula casi concreti, fallimenti reali, successi tangibili. Questo ha creato un ambiente dove la teoria diventava immediatamente applicabile e dove le connessioni nascevano da una tensione condivisa verso l'esecuzione pratica. L'ecosistema comprendeva anche aziende partner e un'osmosi continua tra aula e mercato del lavoro. Quando esci da quel percorso, non sei solo preparato tecnicamente: sei connesso strategicamente. Quella velocità di inserimento nel mondo professionale e quella rete di relazioni autentiche fanno la differenza in un mercato dove l'obsolescenza delle competenze corre veloce, ma le relazioni costruite su valori condivisi durano nel tempo.
Lo consiglierei a chiunque voglia accelerare la propria carriera nel marketing, nella comunicazione e nel business senza perdere tempo in percorsi teorici. È perfetto per neolaureati che vogliono entrare nel mercato con competenze immediatamente spendibili, ma anche per giovani professionisti che desiderano fare un salto di qualità e passare da ruoli operativi a posizioni strategiche. Se hai ambizione, fame di crescita e vuoi costruire una carriera non lineare, questo è il percorso giusto. Il Master ti dà metodo, rete e visibilità. Ti mette in contatto con aziende leader e ti espone a sfide reali che ti costringono a uscire dalla comfort zone. Ma attenzione: non è un percorso passivo. Richiede impegno, dedizione e voglia di mettersi in discussione. Se sei disposto a farlo, i risultati arrivano e arrivano velocemente.

Master Post Laurea con Stage
Il successo per me è impatto misurabile. Non è una destinazione, è una traiettoria. Si compone di esecuzione disciplinata, capacità di trasformare insight in azione concreta e coraggio di sbagliare velocemente per iterare. Si tratta di perseveranza nell'esecuzione quotidiana, curiosità intellettuale per rimanere sempre un passo avanti, umiltà nel riconoscere i propri limiti e costruire team che li compensano. Il talento da solo non basta se non è alimentato da disciplina. La fortuna esiste, ma si crea preparando il terreno: più esperimenti fai, più aumenti la superficie di contatto con le opportunità. Il privilegio va riconosciuto e restituito: chi ha avuto accesso a risorse, formazione e rete ha il dovere di utilizzarli per creare valore condiviso. Per me il successo si misura nella capacità di costruire progetti che sopravvivono alla tua presenza, team che crescono autonomamente e knowledge che viene trasmesso liberamente. È ownership condivisa, non ego solitario.
Ho raggiunto alcune milestone importanti, ma il successo come lo intendo io è un processo in continua evoluzione. Il successo vero lo misuro nella condivisione che conduce alla conoscenza, e questa alla consapevolezza. Lo misuro nelle persone che hanno trovato lavoro grazie a Catobi, nei professionisti che applicano i framework che condivido, nei progetti che nascono dalla contaminazione di idee che facilito. Credo che la condivisione sia quell'intreccio di conoscenze e passioni che si sviluppa in un potenziale multidisciplinare unico e difficilmente sostituibile. Ho ancora obiettivi ambiziosi: voglio portare Catobi a diventare il punto di riferimento europeo per l'innovazione data-driven e per un nuovo modello di governance basato su orizzontalità, fiducia e reciprocità. Il punto non è se ho raggiunto il successo, ma se sto costruendo le fondamenta per continuare a generare valore condiviso nel tempo. E su questo, la dedizione è massima.
Gli errori più formativi sono stati quelli che mi hanno costretto a rivedere le mie certezze. All'inizio pensavo che l'idea giusta fosse l'80% del lavoro. Ho scoperto che è il 20%, il resto è esecuzione quotidiana, spesso ingrata. Ho lanciato progetti ambiziosi senza validarli con MVP, costruito roadmap complesse senza verificare il product-market fit. Insomma, tanti sprechi evitabili. Un altro errore è stato credere che i dati da soli potessero guidare le decisioni. I dati ti raccontano il passato, l'intuizione costruisce il futuro. Ho imparato che servono entrambi: disciplina nell'analisi e coraggio nell'interpretazione. Ma, sicuramente, l'errore più importante è stato pensare di poter fare tutto da solo. Ho capito che il valore si moltiplica quando costruisci team complementari e deleghi con fiducia. Per 13 anni ho dedicato parte della mia vita a Libera, Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, perché lo studio accademico crea uguaglianza tra le sue mura, ma il dispari rimane troppo spesso fuori. Quell'esperienza mi ha insegnato che l'impegno sociale non è separato dal lavoro: è parte integrante di come costruisci progetti sostenibili, rispettosi delle persone e del loro valore. Oggi non cerco di essere il migliore in tutto, cerco di aiutare e direzionare nel migliore dei modi i migliori in ogni funzione e di restituire attraverso la condivisione ciò che ho avuto il privilegio di imparare.
Non ho un singolo modello, ma diverse fonti di ispirazione per aree specifiche. Ammiro Reid Hoffman per la sua capacità di pensare in reti e costruire piattaforme che creano effetti di scala. Brian Chesky di Airbnb per l'ossessione sul prodotto e sull'esperienza utente come vero motore di crescita. Patrick Collison di Stripe per l'approccio tecnico e data-driven al business. Ma aggiungo anche Erri de Luca, scrittore e poeta che mi ha insegnato che le parole hanno peso e che la semplicità nasconde profondità. E Wangari Maathai, biologa e attivista keniota che ha fondato il Green Belt Movement, dimostrando che l'impatto sociale e ambientale può essere scalabile e sostenibile. Prima donna africana a vincere il Nobel per la Pace, ha costruito un movimento dal basso che ha cambiato un paese. Mi ispira perché ha unito visione, esecuzione e impatto concreto sulla vita delle persone.
Le persone che mi hanno influenzato di più, però, sono quelle con cui ho lavorato direttamente: mentor che mi hanno insegnato a trasformare complessità in chiarezza, imprenditori che mi hanno mostrato cosa significa resilienza operativa. Il mio modello di successo non è una persona, è un principio: costruire valore che dura, condividere conoscenza senza barriere, misurare l'impatto in risultati concreti. Chi incarna questi principi, indipendentemente dal nome o dalla notorietà, è il mio riferimento.
Mi piacerebbe costruire un modello di growth consulting che sia il punto di riferimento per le aziende che vogliono scalare con metodologia data-driven e non con improvvisazione. Vorrei che Catobi diventasse una piattaforma dove founder, manager e innovatori trovano non solo strategie ma framework eseguibili, dati proprietari e una community che li supporta nell'execution concreta.
Vorrei continuare a insegnare, ma non solo in aula: mi piacerebbe creare contenuti formativi ancora più scalabili che democratizzino l'accesso alla conoscenza avanzata sul growth marketing, sull'ottimizzazione per LLM e sulle strategie SEO evolute.
A lungo termine, mi piacerebbe costruire un piano industriale che supporti startup con un approccio sistemico: non solo capitale finanziario, ma competenze operative, network qualificato e framework di crescita testati sul campo. Un modello dove l'investimento è principalmente strategico e l'impatto si misura nella capacità di rendere le aziende autonome e sostenibili. Vorrei farlo mantenendo un approccio etico, dove la crescita non è mai a discapito delle persone ma sempre in sinergia con esse. Dove la condivisione conduce alla conoscenza, e questa alla consapevolezza. Perché credo che l'innovazione digitale si traduca in cambiamenti radicali non solo a livello di soluzioni tecnologiche, ma anche nelle modalità di organizzazione del lavoro e dei flussi di processo. E questo, per me, è il vero successo e dovrebbe essere il sogno di molti.
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Autore: Maria Teresa Melodia
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