17 febbraio 2023

Storie di successo: dal master a una startup innovativa con Mirko Bretto

Mirko Bretto, classe 1977, originario del Canavese in Piemonte, co-creatore di Adriano by Domethics, vincitore nel 2022 dell’Innovation Award Honoree al prestigioso CES, ci racconta il suo percorso di carriera, dopo la formazione

Scopri la storia professionale di un ex studente della nostra scuola. Ecco come il master ha influito sulla sua carriera di startupper, nel segno dell'innovazione.

Mirko, di cosa ti occupi oggi e qual è il tuo percorso professionale?

Dopo un primo master in comunicazione e marketing, nel 2012 ho ricoperto il ruolo di direttore della comunicazione e del marketing di una web agency che poi si è trasformata nella prima startup. È stata un’esperienza interessante, molto formativa ma si è conclusa con un fallimento. 

Nel 2016 sono ripartito da zero con altri 2 soci, abbiamo ricominciato occupandoci di scouting tecnologico e di consulenza ad aziende che si affacciavano al mondo dell’IoT (L'Internet delle cose, in inglese Internet of Things). In quel periodo abbiamo deciso di cominciare a sviluppare un nostro prodotto che servisse a recuperare i vecchi smartphone e li trasformasse in gateway per la smart home. Il prodotto si chiama ADRIANO e a gennaio 2022 abbiamo vinto l’Innovation Award al CES di Las Vegas, grande fiera mondiale dell'elettronica consumer.

Oggi ci occupiamo di sviluppare prodotti e servizi innovativi per noi e per le aziende che si affidano alla nostra esperienza e che hanno bisogno di innovare.

Raccontaci come il Master in Innovation Management conseguito alla 24ORE Business School ha contribuito alla tua formazione?

Ho appreso un metodo, un flusso di attività utili a standardizzare il processo di innovazione nelle aziende e mi ha insegnato gli strumenti fondamentali con cui approcciare le aziende che hanno bisogno di innovare. 

Qual è stata la forza del Master?

Sicuramente la qualità degli insegnanti e l’apporto fondamentale di esperienze dirette. Sentire la voce dei protagonisti dell’innovazione e capire i migliori use case permette di ingrandire il bagaglio di conoscenza con cui si esce dal master. Inoltre ho trovato un gruppo coeso tra i vari partecipanti e si sono create delle relazioni professionali che ancora portiamo avanti e coltiviamo.

Perché e a chi consiglieresti questo percorso?

Soprattutto il mondo legato all’innovazione è in continuo mutamento, e probabilmente un master non sarà mai uguale al precedente, ma gli strumenti di base che vengono forniti sono utili ed essenziali strumenti di lavoro senza i quali non si può né comprendere né gestire un progetto d’innovazione.

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Cos’è per te il successo? Di quali ingredienti si compone dal tuo punto vista (es. pazienza, coraggio, fortuna, perseveranza)?

Faccio lo startupper da oltre 10 anni, la perseveranza è alla base, come il coraggio (che sia volontario o involontario come l’incoscienza), ma credo che, nel mio campo, il successo si possa raggiungere solo se si è in grado di immaginare il futuro, cercando di anticipare alcuni trend. Per me il successo è rappresentato dalla creazione di valore. Non posso concepire l’innovazione se non porta con sé ricadute positive in termini di sostenibilità ecologica e sociale. Credo molto nel termine Innovability. 

Ritieni di aver raggiunto il successo?

No, anche perché se guardiamo al successo come a un traguardo, poniamo una linea temporale da varcare che lo rende effimero. Il successo, nei termini in cui lo concepisco io, è un percorso da seguire e alcune volte rappresenta una strada da aprire. 

Ci sono degli errori grazie ai quali sei diventato il professionista di oggi?

Nello sport come nella vita, alcune volte si vince ed altre volte si impara. Il fallimento fa parte del percorso formativo di qualsiasi professionista. Il fallimento di un progetto o di una startup, non è mai tombale, va sempre analizzato e utilizzato come esperienza per il futuro.

Ad esempio, Bessemer è la società che ha letteralmente inventato il venture capital. Sul loro sito si può trovare il portfolio delle aziende nelle quali hanno investito, ma anche l’anti-portfolio, ovvero l’elenco delle aziende a cui hanno rifiutato l’investimento. Suggerisco a tutti di andare a leggerlo, non solo perché è divertente, dato che hanno inserito persino la motivazione con la quale hanno rifiutato l’investimento, ma perché sono nomi eccellenti, come Google e Apple. Questo per far capire che i "no" che si ricevono non vanno mai letti come sentenze inappellabili, ma che spesso sono il frutto anche di errori, perché le aziende sono fatte da esseri umani e nessuno è infallibile. 

Condividi con noi il tuo sogno lavorativo?

Sono un Olivettiano convinto; tutti i nostri progetti e la linea di condotta della nostra azienda si basano sugli insegnamenti di Adriano Olivetti. È anche il motivo per cui il nostro primo prodotto si chiama ADRIANO. Il mio sogno lavorativo è quello di far crescere l’azienda in cui lavoro e nel farlo di creare valore per me, per i miei soci, per le persone che ogni giorno lavorano con noi e per tutta la comunità nella quale i nostri prodotti troveranno applicazione. 

di Maria Teresa Melodia, Head of social e giornalista professionista


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