23 marzo 2026

Longevity, la nuova leva della crescita: meno lavoratori, carriere più lunghe e imprese chiamate a cambiare 

Riportiamo l'intervento della docente Emanuela Notari (Active Longevity Institute) in 24ORE Business School: l’invecchiamento della popolazione ridisegna il lavoro e spinge le imprese a ripensare modelli organizzativi e gestione delle competenze.

In Italia si vive più a lungo e si lavora più a lungo. Due dati lo confermano: la speranza di vita ha raggiunto gli 83,4 anni e il tasso di occupazione tra i 55 e i 64 anni è salito al 59% nel 2024. Numeri che segnalano un cambiamento già in atto: la longevity sta ridefinendo struttura e dinamiche del mercato del lavoro.

Uno squilibrio demografico destinato a crescere 

Lo scenario è destinato a intensificarsi. Secondo le previsioni Istat, entro il 2050 la popolazione in età lavorativa scenderà al 54,3%, mentre gli over 65 arriveranno al 34,6%. Per le imprese significa meno forza lavoro disponibile, carriere più lunghe e una pressione crescente sulla gestione del capitale umano.

«La longevity è destinata a diventare una leva strategica per la crescita e la competitività delle aziende», spiega Emanuela Notari, Longevity Strategist e co-fondatrice dell’Active Longevity Institute, intervenuta all’incontro del ciclo HR for Breakfast “Il dialogo intergenerazionale in azienda”, promosso da 24ORE Business School. Un tema ancora poco presente nel dibattito economico, ma sempre più centrale per interpretare il futuro del lavoro e della produttività.

Da fenomeno demografico a variabile economica 

Non si tratta più solo di una questione demografica. La longevity sta diventando una variabile economica che incide su produttività, costi, formazione e politiche di welfare. Con carriere più lunghe e competenze da aggiornare continuamente, le aziende sono chiamate a ripensare modelli organizzativi e percorsi professionali.

Age management e nuove carriere 

In questo contesto si afferma l’Age Management: un approccio che supera l’età anagrafica e punta a valorizzare le competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa. L’obiettivo non è gestire i lavoratori senior, ma costruire organizzazioni capaci di integrare fasi diverse della carriera, favorire il reskilling continuo e rendere i percorsi più flessibili e sostenibili.

Il valore della convivenza tra generazioni 

Un altro nodo chiave è la convivenza tra generazioni. Nelle aziende oggi lavorano insieme Baby Boomers, Generazione X, Millennials e Gen Z. Un mix che, se ben gestito, può trasformarsi in un vantaggio competitivo: dall’esperienza dei senior all’innovazione delle nuove generazioni, passando per il ruolo di equilibrio delle fasce intermedie.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale 

A sostenere questa trasformazione contribuisce anche l’intelligenza artificiale. L’AI accelera i cambiamenti organizzativi, aumenta la produttività e rende imprescindibile l’aggiornamento continuo delle competenze. Allo stesso tempo, può facilitare il dialogo tra generazioni, aiutando sia i lavoratori più esperti ad adattarsi ai nuovi strumenti sia i più giovani a orientarsi in contesti complessi.

La sfida per le imprese 

La sfida per le imprese italiane è duplice: affrontare un contesto demografico più fragile e, insieme, trasformare la longevity in un’opportunità. Chi riuscirà a farlo potrà contare su organizzazioni più resilienti e su un vantaggio competitivo destinato a pesare sempre di più nel mercato del lavoro.

Le leve del nuovo people management 

Per tradurre questa transizione in risultati concreti, emergono tre direttrici strategiche. La gestione efficace della coesistenza tra generazioni diventa essenziale per sostenere produttività e continuità del business in un contesto di crescente scarsità di competenze. Allo stesso tempo, il welfare aziendale evolve da modello uniforme a sistema flessibile e personalizzato, capace di rispondere a bisogni differenti legati non solo all’età ma anche alle diverse fasi della vita. Infine, diventa cruciale accompagnare il cambiamento culturale, facilitando la transizione verso nuovi modelli di lavoro, carriera e leadership e rendendo queste trasformazioni sostenibili sia per le aziende sia per le persone.

In questo scenario, la longevity non è più solo una tendenza demografica, ma una variabile strategica su cui si giocherà una parte crescente della competitività delle imprese.


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