21 luglio 2025
Storie di successo: dal master a communication manager con Luciano Majelli
Luciano Majelli è un professionista affermato nel campo della comunicazione d’impresa,
...Oggi, parlare di Intelligenza Artificiale (AI) è diventato comune, con l'AI che viene descritta come una delle innovazioni tecnologiche più dirompenti degli ultimi decenni. Ma è davvero così? È giusto considerarla un'invenzione esclusivamente moderna?
Questa domanda, apparentemente semplice, solleva due interrogativi fondamentali:
L'AI è davvero un'innovazione?
L'AI appartiene primariamente al dominio tecnologico?
Nel quinto episodio di AI Revolution - The Business Game-Change, insieme a Simone Arcagni, professore all'Università IULM di Milano, abbiamo esplorato queste domande più a fondo, affrontando non solo gli aspetti tecnologici dell'AI, ma anche le sue radici culturali.
Secondo Arcagni, l’Intelligenza Artificiale non è una novità esclusivamente del XXI secolo. Già prima degli anni Cinquanta, quando le ricerche sull'AI iniziarono a delinearsi come campo scientifico, si trovano tracce di pensieri e intuizioni umane riguardanti macchine pensanti.
Nel Medioevo e nel Rinascimento, per esempio, esistevano prototipi di macchine intelligenti, mentre già nell’antichità il concetto di machina (macchina) veniva distinto dall’organum (strumento che si innesta nel corpo umano). Pensatori come Giordano Bruno e Leibniz anticipavano l'idea di macchine capaci di pensare o calcolare, sebbene in termini filosofici e teorici.
Addirittura, il termine robot, che oggi associamo a macchine autonome, deriva dalla tradizione teatrale e, in ungherese, significa “forza lavoro”. Un chiaro segno di come il concetto di macchine pensanti fosse già presente nel nostro immaginario collettivo, seppur con significati diversi.
L’Intelligenza Artificiale non è quindi solo una conquista tecnologica moderna. Essa fa parte di un lungo processo culturale che attraversa la storia dell'umanità. Il suo sviluppo non è solo il risultato di progressi scientifici, ma anche di un continuo interrogarsi sulla natura della mente, della coscienza e della macchina.
Arcagni sottolinea come l’AI sia il prodotto di una continua riflessione culturale e filosofica. È, in un certo senso, una parte integrante della nostra società, molto più che un semplice strumento tecnologico. È un fatto culturale che tocca i modi in cui pensiamo, lavoriamo e ci relazioniamo, con una forma che continua a evolversi in base ai contesti geograficamente e storicamente diversi.
Se l'AI non è solo una questione tecnologica, come suggerisce Arcagni, dobbiamo ripensare le tecnologie all'interno di un sistema più ampio che comprenda anche la società e la cultura. Non possiamo fermarci ai risultati attuali, né accontentarci dei progressi che gli algoritmi ci offrono nel quotidiano. L'intelligenza artificiale, come qualsiasi altra tecnologia, può essere un potente motore di cambiamento solo se inserita in un contesto sociale e culturale più consapevole e critico.
Nel corso della conversazione, Arcagni ha anche fatto riferimento a Le argentee teste d’uovo, un romanzo di fantascienza degli anni Sessanta, che propone una visione originale di un futuro governato dalle macchine. Quest'opera, come altri classici del genere, può aiutarci a immaginare scenari futuri in cui l'AI non sia solo uno strumento, ma una componente integrante della nostra vita sociale e culturale.
In conclusione, l’AI non è una semplice invenzione tecnologica, ma una questione che affonda le radici nel nostro passato e che continuerà a evolversi, magari sotto forme che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Come sempre, ci auguriamo che questa riflessione continui a stimolare la nostra crescita e trasformazione.
Buona trasformazione!
Autore: Alberto Maestri, Managing Partner & Board Member GreatPixel
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