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23 settembre 2026

Lavoro, Gen Z: l'AI non fa paura, è un'opportunità

Sei giovani su dieci sono pronti a una pausa di 6-12 mesi nel corso della carriera, e il 46% pensa di restare in azienda solo 2-4 anni - un altro 33% ci resterebbe più a lungo, ma solo se si troverà bene. Eppure per la Gen Z l'intelligenza artificiale non fa paura: la teme appena l'8% degli intervistati, mentre per il 46% è un'opportunità in grado di aprire più possibilità che preoccupazioni, e per il 42% è ormai indispensabile per lavorare. E conta più l'equilibrio tra vita e lavoro dello stipendio: lo preferisce il 75% del campione, contro appena il 17% disposto a guadagnare di più rinunciando a tempo libero.

Ecco quanto emerge dalla recente indagine di Sole 24 Ore Business School su circa 600 studenti ed ex studenti dei Master Post Laurea degli ultimi due anni, giovani tra i 20 e i 25 anni.

L'iniziativa nasce da una domanda centrale per capire il mercato del lavoro dei prossimi anni: che lavoro vogliono davvero i ventenni che stanno entrando ed entreranno nel mercato nei prossimi tre anni? L'indagine restituisce un quadro di aspettative, timori e nuove priorità nel rapporto tra la Gen Z e il mondo del lavoro.

Una nuova idea di successo: crescita, autonomia e tempo per sé

I dati raccontano una generazione che guarda all'intelligenza artificiale come a un'alleata, non come a una minaccia, e che non ha smesso di essere ambiziosa, ma che ha ridefinito cosa significa avere successo: non più solo carriera verticale e stipendio, ma crescita, autonomia e tempo per sé. Per le aziende è un segnale da prendere sul serio, perché intercettare questi talenti significa ripensare i percorsi di carriera, la formazione continua e la flessibilità organizzativa, integrando l'AI come strumento di lavoro e non come elemento di ansia.

AI e pausa carriera: i nuovi temi della Gen Z

Una lettura che trova eco anche nelle parole più recenti di Dario Amodei, CEO di Anthropic, che negli scorsi mesi ha corretto i toni più allarmistici sull'impatto dell'AI sull'occupazione, sostenendo che l'automazione non elimina il lavoro ma ne moltiplica la produttività: "Se automatizzi il 90% di un lavoro, tutti finiscono per occuparsi del restante 10%, e quel 10% finisce per espandersi fino a coprire il 100%", ha affermato, prevedendo per i lavoratori guadagni di produttività fino a dieci volte superiori.

Accanto alla fiducia nell'intelligenza artificiale, l'indagine conferma un altro fenomeno sempre più discusso: il micro-retirement. Il 60% degli intervistati si prenderebbe 6-12 mesi di pausa nel corso della carriera, segno di un rapporto con il lavoro che lascia più spazio a percorsi non lineari. Coerente con questa visione anche l'orizzonte temporale immaginato nella stessa azienda: per il 46% tra 2 e 4 anni, mentre un altro 33% resterebbe il più possibile, ma solo se si troverà bene.

Lavorare meno? No, lavorare diversamente

Il dato più netto riguarda il rapporto tra denaro e tempo: il 75% degli intervistati preferisce uno stipendio adeguato accompagnato da un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, contro appena il 17% disposto a guadagnare di più rinunciando a tempo libero.

Lo stesso segnale emerge dalle aspettative verso il lavoro attuale o futuro: al primo posto, per il 62% del campione, c'è la crescita professionale, seguita da work-life balance e dalla possibilità di fare un lavoro che piaccia (46% ciascuna), davanti a stipendio (33%) e stabilità (29%).

Timori e priorità dei giovani

Sul fronte dei timori, più che la paura di non trovare un impiego, a preoccupare i più giovani sono le condizioni in cui si troveranno a lavorare: precarietà e instabilità (29%) e mancanza di tempo per la vita privata (29%) sono le paure più diffuse, davanti al rischio di non trovare un lavoro che piaccia e a quello di guadagnare troppo poco (21% ciascuno).

Anche l'idea di successo si allontana da una lettura puramente economica: per il 46% avere successo significa ricoprire un ruolo importante, con maggiori responsabilità e competenze, mentre solo il 12% lo associa a guadagnare sempre di più - alla pari con chi lo lega alla libertà e autonomia sul lavoro o alla costruzione di un progetto proprio.

Il ruolo della formazione

Un quadro che conferma quanto sia centrale, in questa fase di trasformazione, accompagnare i giovani con percorsi formativi capaci di tenere insieme competenze tecniche e nuove sensibilità: dall'uso consapevole dell'intelligenza artificiale alla gestione di carriere sempre meno lineari. È questa la missione che Sole 24 Ore Business School persegue ogni giorno attraverso i propri Master Post Laurea, per formare professionisti pronti ad affrontare un mercato del lavoro che chiede, insieme, crescita, competenze ed equilibrio.