16 maggio 2022

Chiedimi Cos'è? Con Alessandro Usai

Usai risponde alla rubrica Chiedimi Cos'è? sul tema dell' Industria cinematografica

Intervista a cura di Andrea Cuneo

Quali sono i trend dell'industria cinematografica attuale e come sono mutati dal periodo pre-Covid?

Sicuramente il Covid ha comportato un’accelerazione di alcuni processi in atto tanto nelle dinamiche industriali quanto nelle abitudini di consumo. Tra queste, indubbiamente, l’ingresso ed il consolidamento delle cosiddette “piattaforme”, che è stato decisamente rafforzato dal periodo pandemico. La crisi della sala cinematografica e lo stato di “cattività” in cui tutti noi siamo stati costretti all’interno delle nostre case hanno dato una grande spinta ai nuovi abbonamenti agli streamers, permettendo a quest’ultimi di raggiungere in un biennio numeri che sarebbero stati inimmaginabili in cinque o addirittura dieci anni.

Le modalità di fruizione odierne sono più libere e fluide rispetto al passato, infatti, Internet permette di vedere un film su più dispositivi. Questo come ha influito sul linguaggio cinematografico?

Non sono convinto che le mutate modalità di fruizione abbiano comportato cambiamenti significativi nel linguaggio cinematografico in senso stretto, forse hanno portato qualche evoluzione in alcuni aspetti tecnici della scrittura. Per esempio sappiamo che in un film distribuito al cinema è la forza del finale, senza nulla togliere al resto, l’elemento più importante, in quanto può innescare il fenomeno del passaparola e quindi la permanenza della pellicola in sala ed il suo successo. Nei prodotti visualizzati sugli streamers, invece, tutti sottolineano l’importanza di “agganciare” lo spettatore nei primi minuti, prima che con estrema facilità decida di interrompere la visione per rivolgersi ad altro. Quando ci si trova in una sala cinematografica è ovviamente molto più difficile che ciò avvenga. Si tratta quindi di accorgimenti “tattici”, ma che nella sostanza non cambiano granchè il linguaggio, se non in alcuni casi la grammatica del racconto. Sorrentino o Scorsese, così come la commedia di Ficarra & Picone, restano ad esempio simili nel linguaggio tra grande e piccolo schermo.

La pandemia di Covid-19 sta modificando gli assetti mondiali del settore cinematografico come la competizione tra USA e Cina. Com’è cambiato lo scenario del box office e quali sono state le ripercussioni sulle presenze nei cinema?

Nel settore cinematografico la pandemia ha avuto i suoi effetti più devastanti proprio sulla fruizione in sala. Il calo di spettatori nei cinema è stato clamoroso e ha letteralmente messo in stand-by una parte dell’intera filiera. Da un’analisi sommaria dei dati, pare evidente che abbia resistito meglio il prodotto “evento”, ovvero quello che deve essere visto subito e possibilmente sul grande schermo, anche per motivi di spettacolarità, in genere rivolto ad un target giovanile che, soprattutto dopo l’inizio delle vaccinazioni, ha dimostrato di temere meno i contagi e di volersi riappropriare di spazi di socializzazione ed intrattenimento. Insieme a questi, un ristretto gruppo di cinephiles che, essendo appassionati di cinema proprio per definizione, sono pronti a sopportare più sacrifici pur di tornare in sala.

Tra tradizione e innovazione. Come si apre il cinema alle nuove tecnologie e piattaforme? É possibile fare riferimento a un franchise o case history di rilievo?

A mio avviso, gli eventi o le case history di rilievo nel mondo dell’audiovisivo presenti sulle piattaforme sono ancora fortemente legati ai film precedentemente trasmessi in sala. La sensazione è che il cinema abbia ancora una funzione di grande legittimazione presso il pubblico anche sulle piattaforme. Sarà interessante vedere se in futuro si dovesse verificare l’opposto, ovvero che una IP o una “star” emersa o creata dalle piattaforme troverà uno sviluppo possibile nelle sale.

La serie di Ficarra e Picone su Netflix o “Vita da Carlo” su Prime ad esempio possono essere considerati come eventi proprio in quanto “prima volta” da campioni del Box Office sulla piattaforma. Sebbene i dati non siano pubblici, sappiamo anche quanto sia stato apprezzato e visto su Prime “10 Giorni con Babbo Natale”, previsto come uscita nelle sale a Natale 2020, che è invece diventato il film di Natale di Prime a causa della chiusura delle stesse. Ragionamento che vale anche per il film di Sorrentino “E’ stata la mano di Dio”.

Il cinema ha assunto da sempre il ruolo di “aggregatore sociale” essendo in grado di costruire community di interesse intorno a sé. Lo streaming sarà in grado di svolgere un tale ruolo sociale?

Penso che lo streaming già svolga questo ruolo sociale, probabilmente oggi più del cinema. Basti considerare quante volte alla macchinetta del caffè o in pausa pranzo ci si ritrovi a commentare l’ultima serie di successo piuttosto che l’ultimo film uscito in sala.Il cinema potrà mantenere, auspicabilmente, un ruolo di “aggregatore sociale fisico”: il vero asset della sala resterà infatti sempre la possibilità di avere una fruizione sociale condivisa nello stesso luogo e con un numero di persone, almeno potenzialmente, elevato.

Nella storia del cinema, quale ruolo strategico hanno assunto le sale cinematografiche e assumeranno? Il concetto di “evento” nel ciclo di vita di un film come sta evolvendo?

Sono un produttore che si è formato realizzando film per il grande schermo. Ho vissuto l’emozione delle prime col pubblico in sala, aspettando i dati del primo giorno di programmazione e poi il Box Office del primo weekend da cui dipendevano le sorti del film e, in alcuni casi fortunati, le sorti di intere aziende e talent, ragione per cui sono molto affezionato alla centralità della sala cinematografica. Mettendo da parte i sentimentalismi, sono comunque convinto che il suo ruolo sia stato strategico e che possa continuare ad esserlo anche in futuro. Mi piace pensare che il cinema sia per il produttore di audiovisivo come la New York cantata da Frank Sinatra: “If you can make it there, you’ll make it anywhere”, ovvero che, se un prodotto o talent è in grado di convincere le persone a uscire di casa, trovare posteggio, comprare un biglietto che costa da solo come due settimane o più di visione illimitata di una piattaforma, vuol dire che dovrebbe avere a maggior ragione successo su tutte le realtà più accessibili e di più facile fruizione. Inoltre l’uscita in sala con la sua promozione innalza un “titolo” al di sopra di tutta la possibile concorrenza e lo distingue nel marasma dell’offerta. In presenza di tanta offerta scripted audiovisiva, per emergere sul mercato sarà però sempre più importante che il film diventi un vero e proprio “evento”, volto a riavvicinare lo spettatore al cinema. Prendendo in considerazione casi recenti, Spider-Man: No Way Home, con il suo trionfo theatrical mondiale, ha raggiunto uno status di successo che nessuna release alternativa avrebbe potuto offrire pur in presenza di un budget di produzione analogo e di un prodotto simile nel contenuto.In conclusione, penso che la sala cinematografica debba quindi mantenere il ruolo di prima vetrina del prodotto filmico anche in futuro, di Champions League dell’audiovisivo da cui si possano immaginare derivazioni, spinoff e altri prodotti collegati.

Alessandro Usai, produttore cinematografico.

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